Donna incula uomo nel suo ufficio

Quale uomo non ha mai sognato di sperimentare, anche solo una volta, il piacere della penetrazione. Non intendo la possibilità di infilarlo nella vagina alla propria partner, ma di riceverlo nel culo con uno strapon. Ecco la mia esperienza con un collega vissuta direttamente nel mio ufficio.

Un collega molto intrigante…

Mi chiamo Teresa e sono una donna che vuole provare il piacere sessuale a 360 gradi. Dunque non amo certo le cose tradizionali che alla lunga possono determinare in me una forte riduzione del piacere. Negli ultimi mesi, essendo io single, ho avuto la possibilità di andare a letto con tanti uomini ma tutti sono sempre stati molto legati ad uno stile sessuale tradizionale. Ecco perché ho sentito da sempre la voglia di lasciarmi andare verso qualcosa di nuovo e che possa essere eccitante non solo per me, ma anche per l’uomo con cui ho a che fare. Essere una Padrona Dominatrice è una fantasia che ha sempre sollecitato in me un certo piacere: non posso nascondere di masturbarmi spesso pensando proprio ad un uomo completamente sottomesso nei miei confronti. Sono la donna giusta con cui varrà sempre la pena vivere il sesso in maniera totale.
E questo l’ho capito nel momento in cui ho sperimentato per la prima volta la dominazione con Giovanni, un mio collega. Sì forse nessuno di voi avrebbe mai scelto una persona con cui condividere il posto di lavoro per un rapporto sessuale, eppure tutto è successo quasi per caso. Nel momento in cui ho vissuto l’esperienza con lui mi sono sentita libera di una serie di idee che pensavo di avere su alcune pratiche sessuali.
Notavo già da qualche tempo degli sguardi particolari da parte sua. E soprattutto iniziavo ad accorgermi di occhiate ad alcune mie parti del corpo: in estate sono solita indossare gonne attillate, ma non volgari, proprio perché amo stare fresca. Più volte mi capitava di beccarlo a curiosare il mio lato b o semplicemente le mie gambe mentre ero seduta alla scrivania. E devo dire che se all’inizio mi metteva in imbarazzo, col tempo ho capito che forse era una cosa bella. Valeva la pena fargli capire che non ero certo una cosiddetta “figa di legno”. La cosa che sapevamo in ufficio del belloccio Giovanni era che si trattasse di un uomo con tantissime donne che lo corteggiavano ma che non aveva mai trovato quella giusta per lui. Al che iniziavo a pensare ad alcune cose, anche molto piccanti: perché mai non avrei dovuto lanciarmi in un’esperienza di una scopata e via con lui? Tenendo presente che è da sempre considerato nell’ufficio il sex symbol visto il suo fisico palestrato.

Uno scambio di ruoli alquanto eccitante

La cosa che un po’ mi frenava nel pensare ad un rapporto di dominazione con Giovanni era il fatto che, vista la sua personalità molto carismatica e un fisico davvero prestante, sarebbe stato difficile “invertire” i ruoli. Iniziavo così a rassegnarmi all’idea di vivere una tradizionale scopata con lui che avrei finito per dimenticare il giorno dopo per quanto potesse essere bella ed intensa. E devo dire che queste premesse non sono state affatto rispettate. Un giorno di luglio, ufficio semideserto per via delle ferie, io decido di non andare al ristorante per il pranzo. Avevo delle pratiche da completare e consegnare al capo e soprattutto una gran voglia di staccare dal lavoro e godermi un aperitivo con le amiche. Gli altri colleghi andarono via, direzione ristorante solito, e io con tutta calma continuavo il mio lavoro. All’improvviso avvertii un rumore da dietro, come di una sedia che scricchiolasse. Non ci feci caso, pensavo al caldo o all’aria condizionata che si azionava in automatico. Dopo un po’ mi girai e mi accorsi che alla postazione di Giovanni c’era qualcuno. Aspetta, era proprio lui! Imbarazzo misto a piacere e, soprattutto, a tante fantasie piccanti. Sì, perché in quel momento l’ufficio era praticamente deserto per cui qualsiasi cosa sarebbe successa nessuno avrebbe saputo nulla. Senza dimenticare che la nostra pausa era di un’ora e mezza per cui un tempo abbastanza lungo per quagliare. Dopo un po’, mentre io ero dedita alle mie pratiche, sentii una leggera carezza sulla spalla e soprattutto un bacio sul collo molto eccitante. Non ebbi il tempo di pensare nulla, ma solamente di provare un forte piacere. Quella barba che delicatamente scendeva tra il collo e le spalle era davvero un sogno. Ad un certo punto fu proprio lui a sussurrarmi qualcosa nell’orecchio che ben non ricordo ma che voleva farmi capire che era molto eccitato dato che mi vedeva il culo dall’inizio della mattina. Fu così che presi coraggio e decisi di proporgli un rapporto particolarmente eccitante in cui io avrei fatto da padrona. Lui mi si inginocchiò avanti e disse “fammi tutto quello che desideri”. Era la frase che sognavo uscisse dalla sua bocca e così senza pensarci neanche un secondo iniziai a togliermi le scarpe e mentre lui aveva la camicia completamente sbottonata ed era steso sotto la mia postazione, io iniziai a toccargli la faccia con i miei piedi. Volevo che me li leccasse, anche se erano sudati e forse leggermente maleodoranti. Lui lo faceva ubbidendo al mio comando e soprattutto io decisi, mentre la sua lingua passava da un dito all’altro, di dargli qualche calcetto sul volto. Lui era eccitato e vedevo il suo pacco che si ingrossava attraverso il pantalone. Era bellissimo vederlo così e la mia voglia di dominarlo aumentava sempre di più. A quel punto ci lasciammo completamente andare e fummo in grado di mettere da parte ogni tipo di freno: non pensammo minimamente di essere nell’ufficio dove lavoravamo, per noi in quel momento si trattava del covo di trasgressione migliore. Mentre lui mi leccava i piedi e successivamente le gambe, mi sfilavo gli slip così da farlo godere mentre mi toccava. Io ero completamente bagnata e la mia vagina era super eccitata, pronta a godere di un rapporto sessuale indimenticabile.

La Padrona più sexy dell’ufficio

Il mio desiderio più grande non poteva che essere quello di infilargli qualcosa nel culo così da dare spazio ad una fantasia assai ricorrente nella mia mente. Così Giovanni, che aveva i pantaloni completamente abbassati, continuava a masturbarsi come io gli ordinai. All’improvviso notai che sulla mia scrivania c’era una statuetta molto rigida e che aveva proprio le dimensioni di un pene. Duro e soprattutto dal diametro molto provocante e che lasciava spazio a tantissime fantasie. Non esitai a metterglielo nel culo ed infilandoglielo di continuo notavo come lui si eccitava infinitamente. Ansimava e mi diceva di non fermarmi finché non sborrò e io con la mia mano toccai il suo schizzo e lo portai alla mia bocca. Fu qualcosa di bellissimo che fu interrotto da un rapido sguardo all’orologio che mi fece subito notare che a breve sarebbero rientrati i nostri colleghi. Ma la cosa non finì certo lì dato che gli sguardi nel pomeriggio continuavano e le mie buone intenzioni per il lavoro andarono a farsi benedire. Eravamo entrambi consapevoli di aver vissuto qualcosa di super eccitante e proibito che forse difficilmente si sarebbe potuto replicare.
L’indomani decisi di portare con me in ufficio uno strapon, la cintura che ha un dildo a livello dell’inguine. Volevo penetrarlo invertendo i nostri ruoli e diventando così la sua Sexy Padrona. E così nella pausa pranzo, senza dirci nulla, rimanemmo entrambi nell’ufficio. Ci sentivamo pronti per sperimentare ancora una volta quanto potesse essere bello trasgredire insieme. Non appena furono tutti fuori, gli dissi di venire subito da me ed inginocchiarsi. Lo fece ed immediatamente abbassò il pantalone e iniziai a toccargli il pene duro. Subito dopo indossai lo strapon e gli imposi di piegarsi sulla scrivania così da penetrarlo. Iniziai a metterglielo nel culo e mentre all’inizio avvertì un po’ di piacevole dolore, dopo poco notai che si stava eccitando ancor di più. Finché non arrivò a schizzare e a bagnare le carte che erano sulla mia scrivania. Continuammo ancora finché non ci fermammo visto l’imminente arrivo dei colleghi. Non dimenticherò mai quello che è successo in quell’ufficio e quanto lo provocavo. Infatti dopo iniziai a fargli notare come annusassi e leccassi quei fogli dove aveva schizzato.

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